La Cooperativa di Comunità Oro Rosso di Navelli promuove iniziative che nascono dall’incontro tra tradizione, sperimentazione e attenzione all’ambiente. Tra queste, il progetto dedicato alla lana tinta naturalmente con gli scarti del fiore di zafferano rappresenta un esempio concreto di economia circolare, collaborazione territoriale e rigenerazione dei saperi locali.
Dalla pastorizia appenninica alla tintura naturale
La lana utilizzata in questo progetto proviene da greggi che pascolano tra Barisciano e Campo Imperatore, nel cuore del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Si tratta di lana Aquilana, una razza storica dell’Appennino centrale, spesso considerata oggi un sottoprodotto privo di valore economico.
Grazie al lavoro di Valeria Gallese, che nel suo laboratorio di Santo Stefano di Sessanio ha riscoperto e valorizzato la lavorazione artigianale della lana, questo materiale torna a essere protagonista. Dalla tosatura alla filatura in matassa, ogni fase è seguita manualmente, nel rispetto dei tempi e dei metodi della tradizione appenninica.
L’incontro con lo zafferano di Navelli
Il progetto nasce dall’incontro tra Valeria Gallese e Massimiliano D’Innocenzo, presidente del Consorzio di Tutela dello Zafferano dell’Aquila DOP e tra i promotori della cooperativa di comunità Oro Rosso.
L’idea è semplice e potente: dare nuova vita agli scarti del Crocus sativus, ovvero petali, antere e parti del fiore che restano dopo la separazione dei preziosi pistilli rossi. Materiali che tradizionalmente venivano scartati, ma che conservano un potenziale cromatico straordinario.
Solo al termine della raccolta e dell’essiccazione dello zafferano, quando i ritmi serrati del lavoro agricolo lo consentono, si avvia la fase di sperimentazione tintoria.
Il cortile come laboratorio di comunità
Le prime tinture sono state realizzate a Civitaretenga, frazione di Navelli, trasformando un semplice cortile in un laboratorio a cielo aperto. Pentole, secchi e mani esperte hanno dato vita ai primi bagni di colore, coinvolgendo le anziane del paese, la Cooperativa Altopiano di Navelli e la neonata cooperativa Oro Rosso.
Il risultato sono matasse di lana tinta naturalmente, ognuna unica, caratterizzata da sfumature di verde che variano da un bagno di colore all’altro. Una diversità che non è un difetto, ma il segno distintivo della chimica naturale e del lavoro artigianale.
Economia circolare e filiera corta
Questo progetto racconta una filiera corta autentica:
- dai pascoli alla lana
- dalla lana alla tintura
- dalla tintura al filo
- dal filo alla bottega
Gli scarti dello zafferano, che singolarmente non hanno valore, diventano insieme materia tintoria. Allo stesso modo, piccole azioni locali, se messe in rete, possono generare un impatto reale sul territorio, sull’ambiente e sull’economia delle aree interne.
Le matasse tinte sono disponibili sia presso la bottega di Valeria Gallese a Santo Stefano di Sessanio, sia presso la sede della cooperativa Oro Rosso a Civitaretenga, rafforzando il legame tra produzione, trasformazione e comunità.
Un progetto che segue i ritmi della natura
La lavorazione della lana tinta allo zafferano non è industriale né continua: segue i cicli stagionali. Terminata la raccolta dello zafferano, si passa alle olive, e poi si ricomincia l’anno successivo, nel rispetto dei tempi della terra.
Un progetto che dimostra come tradizione, innovazione e sostenibilità possano convivere, trasformando ciò che era considerato scarto in valore condiviso e identità territoriale.




